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Musica e autismo: cosa può fare davvero la musicoterapia? Un nuovo studio prova a misurarlo

La musica può diventare uno strumento utile per sostenere comunicazione, linguaggio e interazione sociale nei bambini nello spettro autistico? Una nuova ricerca pubblicata nel settembre…

Accademia Musicale Brillar • 15 settembre 2026
Musica e autismo: cosa può fare davvero la musicoterapia? Un nuovo studio prova a misurarlo

La musica può diventare uno strumento utile per sostenere comunicazione, linguaggio e interazione sociale nei bambini nello spettro autistico?

Una nuova ricerca pubblicata nel settembre 2026 su The Egyptian Journal of Otolaryngology ha provato a rispondere a questa domanda attraverso uno studio controllato che ha coinvolto 60 bambini tra i 2 anni e mezzo e i 7 anni.

Sei mesi di attività

I bambini sono stati divisi casualmente in due gruppi: uno ha seguito un programma strutturato di musicoterapia, mentre l’altro ha seguito un percorso terapeutico tradizionale.

Entrambi i gruppi hanno svolto 48 sessioni da un’ora, due volte alla settimana per sei mesi.

Le attività musicali comprendevano esperienze come ascoltare, cantare, muoversi, vocalizzare e utilizzare strumenti, con l’obiettivo di stimolare contemporaneamente attenzione, comunicazione e partecipazione.

Cosa hanno osservato i ricercatori?

Al termine del percorso sono stati osservati miglioramenti in diversi parametri in entrambi i gruppi.

Nel gruppo che aveva seguito la musicoterapia, però, i ricercatori hanno rilevato risultati più favorevoli in alcune aree specifiche, tra cui alcuni aspetti della comprensione semantica, dell’imitazione, dell’uso del corpo e della risposta all’ascolto.

I risultati sembravano inoltre più evidenti in alcuni bambini con caratteristiche dello spettro considerate dallo studio di grado lieve.

La musica non è una “cura”

È importante interpretare questi dati correttamente.

Lo studio non dimostra che la musica possa “curare” l’autismo e non suggerisce di sostituire altri percorsi educativi, riabilitativi o terapeutici.

Indica piuttosto che attività musicali strutturate, inserite all’interno di un percorso professionale, possono rappresentare uno strumento complementare interessante per lavorare su alcune competenze.

Perché proprio la musica?

Fare musica coinvolge contemporaneamente ascolto, movimento, memoria, attenzione, imitazione, emozione e relazione con gli altri.

Quando un bambino segue un ritmo, risponde a un suono, imita un gesto o partecipa a un’attività musicale condivisa, non sta semplicemente “suonando”: sta utilizzando contemporaneamente numerosi processi cognitivi, motori e comunicativi.

Ed è forse proprio qui che si trova l’aspetto più interessante della ricerca.

La musica non deve essere considerata soltanto come una performance da imparare, ma anche come un possibile linguaggio attraverso cui comunicare, interagire e fare esperienza insieme agli altri.

Fonte: Hassan E.S. et al., “The use of music therapy in autism spectrum disorder”, The Egyptian Journal of Otolaryngology, settembre 2026.