Discalculia: non è semplicemente essere “negati in matematica”
Fare fatica con la matematica non significa necessariamente avere la discalculia. Allo stesso tempo, continuare a pensare che un ragazzo con discalculia sia semplicemente “poco…
Fare fatica con la matematica non significa necessariamente avere la discalculia. Allo stesso tempo, continuare a pensare che un ragazzo con discalculia sia semplicemente “poco portato per i numeri” rischia di nascondere una difficoltà reale che può accompagnarlo per tutto il percorso scolastico.
Il tema torna al centro dell’attenzione in occasione di Fiera Didacta Italia, in programma dal 21 al 23 ottobre 2026 a Lanciano, dove l’Associazione Italiana Dislessia propone diversi appuntamenti dedicati ai Disturbi Specifici dell’Apprendimento, tra cui un incontro specifico sulla discalculia nella scuola secondaria.
Che cos’è davvero la discalculia?
La discalculia è uno dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento e riguarda in particolare alcune abilità legate ai numeri e al calcolo.
Non coincide semplicemente con un brutto voto in matematica e non dipende da scarso impegno, poca intelligenza o mancanza di volontà.
Uno studente con discalculia può, per esempio, incontrare difficoltà nel:
- automatizzare alcuni fatti numerici;
- recuperare rapidamente risultati semplici;
- gestire procedure di calcolo;
- riconoscere o confrontare quantità;
- orientarsi nelle sequenze numeriche;
- utilizzare correttamente alcuni simboli matematici;
- mantenere in memoria i passaggi necessari durante un esercizio.
Le caratteristiche possono però essere molto diverse da persona a persona. Per questo non esiste un unico profilo di studente con discalculia.
“Ma alle elementari riusciva”: perché le difficoltà possono diventare più evidenti crescendo?
Alcuni ragazzi arrivano alla scuola secondaria avendo sviluppato strategie che permettono loro di compensare almeno in parte le difficoltà.
Con l’aumentare della complessità, però, aumentano anche le informazioni da gestire contemporaneamente.
Espressioni, algebra, geometria, formule, problemi articolati e procedure con numerosi passaggi possono rendere più evidente una fragilità che nei primi anni scolastici risultava meno riconoscibile.
Questo non significa necessariamente che il problema sia comparso improvvisamente.
Può semplicemente essere diventato più difficile da compensare autonomamente.
Discalculia e difficoltà in matematica non sono la stessa cosa
Questo è uno degli aspetti più importanti da chiarire.
Uno studente può avere difficoltà in matematica per moltissimi motivi: lacune accumulate negli anni, metodo di studio poco efficace, ansia, assenze, difficoltà attentive o mancata comprensione di alcuni concetti fondamentali.
La presenza di difficoltà non è quindi sufficiente per parlare di discalculia.
Quando i problemi persistono e interferiscono significativamente con il percorso scolastico, è importante rivolgersi a professionisti qualificati che possano approfondire la situazione.
Non aspettare che il ragazzo pensi: “Non sono capace”
Una difficoltà scolastica protratta nel tempo può avere conseguenze che vanno oltre il singolo esercizio.
Dopo numerosi errori, verifiche negative e confronti con i compagni, uno studente può iniziare a convincersi di essere semplicemente incapace.
Frasi come:
“Io con la matematica non ci capisco niente.”
“Tanto sbaglio sempre.”
“Non sono intelligente abbastanza.”
possono diventare parte del modo in cui il ragazzo percepisce se stesso.
Individuare le difficoltà e costruire strategie adeguate serve quindi non soltanto a migliorare il rendimento, ma anche a evitare che una difficoltà specifica venga interpretata come un limite generale delle proprie capacità.
Quali strumenti possono essere utili?
In presenza di un DSA certificato, il percorso scolastico può prevedere strumenti compensativi e misure personalizzate individuate in relazione alle effettive necessità dello studente.
Non esiste però una lista identica per tutti.
In base al profilo individuale possono essere utilizzati, quando appropriati:
- calcolatrice;
- formulari;
- tabelle e schemi;
- mappe delle procedure;
- materiali visivi;
- software specifici;
- tempi adeguati durante alcune attività;
- strategie per suddividere problemi complessi in passaggi più semplici.
L’obiettivo non è evitare allo studente di ragionare.
Al contrario, uno strumento compensativo dovrebbe permettergli di utilizzare le proprie risorse cognitive per comprendere il problema e scegliere una strategia, riducendo il peso delle difficoltà strumentali.
Il ruolo del PDP
Per gli studenti con DSA uno degli strumenti centrali del percorso scolastico è il Piano Didattico Personalizzato (PDP).
Il PDP viene predisposto dalla scuola e descrive strategie didattiche, strumenti compensativi, eventuali misure dispensative e modalità di verifica e valutazione pensate in relazione alle caratteristiche dello studente.
Ma un PDP realmente efficace non dovrebbe essere considerato semplicemente un documento da compilare e firmare.
È importante che venga costruito attraverso il confronto tra scuola, famiglia e, quando necessario, professionisti specialisti che conoscono il profilo dello studente.
Gli specialisti possono infatti fornire indicazioni utili sulle caratteristiche emerse dalla valutazione, sulle strategie più funzionali e sulle modalità attraverso cui favorire progressivamente l’autonomia.
Il PDP non dovrebbe quindi essere un elenco standard di strumenti, ma un progetto realmente personalizzato.
Calcolatrice sì o no?
Una delle domande che molte famiglie si pongono riguarda proprio l’utilizzo della calcolatrice.
Permetterla significa che lo studente non imparerà più la matematica?
Non necessariamente.
Bisogna distinguere tra abilità di calcolo e ragionamento matematico.
Se l’obiettivo di un esercizio è verificare la capacità di impostare correttamente un problema, comprendere una relazione o applicare una formula, una difficoltà nell’automatizzazione del calcolo non dovrebbe necessariamente impedire allo studente di dimostrare ciò che ha compreso.
Lo strumento va quindi scelto in funzione dell’obiettivo didattico e del profilo individuale.
Il metodo di studio resta fondamentale
Avere un PDP o utilizzare strumenti compensativi non significa automaticamente sapere come studiare.
Molti ragazzi hanno bisogno di imparare progressivamente a:
- organizzare il materiale;
- individuare le informazioni importanti;
- utilizzare correttamente formulari e mappe;
- pianificare il lavoro;
- controllare gli errori;
- comprendere quale strategia utilizzare davanti a esercizi differenti.
È proprio qui che un percorso specialistico può diventare particolarmente importante.
Il Centro Specialistico Brillar
Presso il Centro Specialistico Brillar sono disponibili percorsi dedicati all’apprendimento, con professionisti che lavorano sulle esigenze specifiche di bambini e ragazzi.
Tra i servizi proposti ci sono tutoring DSA, percorsi personalizzati per dislessia, disortografia e discalculia, potenziamenti didattici, metodo di studio e supporto alle funzioni esecutive.
Il lavoro può inoltre aiutare la famiglia a comprendere meglio le necessità dello studente e a confrontarsi con la scuola affinché gli strumenti individuati nel percorso educativo siano realmente coerenti con le sue caratteristiche.
Hai dubbi sulle difficoltà scolastiche di tuo figlio o vuoi capire quale percorso potrebbe essere più adatto?
Puoi richiedere un appuntamento con il Centro Specialistico Brillar.
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Una difficoltà non definisce uno studente
La discalculia può rendere alcune attività scolastiche più complesse, ma non determina l’intelligenza, la creatività o il potenziale di una persona.
Il punto non è eliminare qualsiasi difficoltà.
È aiutare ogni studente a conoscere il proprio modo di apprendere, utilizzare strategie adeguate e diventare progressivamente più autonomo.
Perché davanti a un ragazzo che continua a dire:
“Io non sono portato per la matematica”
forse la domanda più importante non è quanto si sia impegnato.
È capire perché quella difficoltà continua a esserci e quali strumenti possiamo offrirgli per affrontarla meglio.