11 settembre: 7 canzoni nate dalla tragedia delle Torri Gemelle
L’11 settembre 2001 non ha cambiato soltanto la storia degli Stati Uniti e del mondo. Quelle immagini hanno lasciato un segno profondissimo anche nella cultura,…
L’11 settembre 2001 non ha cambiato soltanto la storia degli Stati Uniti e del mondo. Quelle immagini hanno lasciato un segno profondissimo anche nella cultura, nel cinema e, inevitabilmente, nella musica.
A 25 anni dagli attentati alle Torri Gemelle, molte delle canzoni scritte nelle settimane, nei mesi e negli anni successivi continuano a essere ascoltate come testimonianze di quel periodo.
Alcuni artisti raccontarono il dolore e lo smarrimento, altri celebrarono il coraggio dei soccorritori e delle vittime, altri ancora trasformarono paura e rabbia in musica.
Non tutte possono essere considerate canzoni commemorative nel senso tradizionale del termine, ma tutte sono legate, in maniera più o meno diretta, a ciò che accadde l’11 settembre 2001.
Ecco alcune delle più famose.
Alan Jackson – Where Were You (When the World Stopped Turning)
Probabilmente è una delle canzoni più direttamente associate all’11 settembre.
Il cantautore country Alan Jackson scrisse Where Were You (When the World Stopped Turning) cercando di raccontare non tanto gli attentati in sé, quanto le emozioni vissute da milioni di persone davanti alle immagini provenienti da New York.
Il testo è costruito attraverso una serie di domande: dove eri quando hai saputo cosa stava succedendo? Eri a casa? Eri con la tua famiglia? Hai pianto? Hai pregato?
Non c’è desiderio di vendetta. Al centro della canzone troviamo invece lo smarrimento di persone comuni davanti a qualcosa che sembrava impossibile.
Jackson la eseguì ai CMA Awards nel novembre del 2001 e il brano diventò rapidamente uno dei simboli musicali della memoria dell’11 settembre.
Bruce Springsteen – The Rising
Se esiste un album diventato simbolo della risposta musicale americana all’11 settembre, è probabilmente The Rising di Bruce Springsteen, pubblicato nel 2002.
La title track porta idealmente l’ascoltatore dentro l’esperienza di un soccorritore che sale le scale di una delle Torri Gemelle mentre tutto intorno sembra precipitare nel caos.
Springsteen non racconta soltanto la paura. Nel corso della canzone il dolore si trasforma progressivamente in speranza, spiritualità e desiderio di rinascita.
Ed è proprio questo uno degli aspetti che ha reso The Rising così potente: parlare della tragedia senza limitarsi alla tragedia stessa.
Non solo The Rising
L’intero album è attraversato dalle conseguenze emotive dell’11 settembre. Brani come Into the Fire, You’re Missing ed Empty Sky affrontano temi come l’assenza, il sacrificio, la perdita e il bisogno di ricominciare.
Paul McCartney – Freedom
Anche Paul McCartney visse quelle ore da una posizione particolarmente vicina agli eventi: l’11 settembre si trovava a New York e stava per lasciare la città in aereo quando gli attacchi bloccarono il traffico aereo americano.
Da quell’esperienza nacque Freedom, un brano semplice e immediato costruito intorno al valore della libertà.
McCartney fu inoltre uno dei protagonisti del grande Concert for New York City, organizzato al Madison Square Garden nell’ottobre del 2001 per rendere omaggio alle vittime, ai vigili del fuoco, alla polizia e a tutti i soccorritori.
Freedom venne eseguita proprio durante quella serata.
Neil Young – Let’s Roll
Una delle storie più drammatiche dell’11 settembre è quella del volo United Airlines 93.
Dopo il dirottamento, alcuni passeggeri decisero di reagire contro i terroristi presenti a bordo. L’aereo precipitò in Pennsylvania senza raggiungere quello che sarebbe dovuto essere il suo obiettivo finale.
Neil Young trasformò quella vicenda in Let’s Roll.
Il titolo richiama la frase diventata simbolo della reazione dei passeggeri del volo 93 e il brano cerca di immaginare proprio gli ultimi, drammatici minuti a bordo dell’aereo.
È una delle composizioni più esplicitamente legate a una singola storia dell’11 settembre e rappresenta un omaggio al coraggio di chi decise di intervenire sapendo di trovarsi davanti a una situazione disperata.
Bon Jovi – Undivided
Anche i Bon Jovi furono profondamente colpiti da ciò che accadde a New York.
La band proviene dal New Jersey, a pochi chilometri da Manhattan, e gli attentati coinvolsero direttamente molte comunità della zona.
Nel 2002 pubblicarono l’album Bounce, nel quale diversi testi risentono inevitabilmente del clima successivo all’11 settembre.
Uno dei brani più espliciti è Undivided.
Il titolo significa letteralmente “non divisi” e il messaggio centrale è quello dell’unità tra le persone davanti alla tragedia.
Il brano ricorda chi perse familiari e amici tra le macerie, ma racconta contemporaneamente il senso di solidarietà che attraversò New York e gli Stati Uniti nei giorni immediatamente successivi agli attentati.
Toby Keith – Courtesy of the Red, White and Blue (The Angry American)
Completamente diversa fu invece la reazione raccontata da Toby Keith.
Courtesy of the Red, White and Blue (The Angry American) rappresenta il volto più rabbioso e patriottico dell’America dopo l’11 settembre.
Keith scrisse il brano poco dopo gli attentati e inizialmente pensava di utilizzarlo soprattutto durante gli spettacoli dedicati ai militari americani.
La canzone diventò però rapidamente molto popolare.
Il suo tono è decisamente più aggressivo rispetto alle composizioni di Springsteen o Alan Jackson: qui il dolore lascia spazio alla rabbia e al desiderio di reazione.
Proprio per questo il brano fu anche oggetto di discussioni e controversie, ma rimane una delle canzoni più rappresentative del clima vissuto negli Stati Uniti nei mesi successivi agli attentati.
Dream Theater – Sacrificed Sons
Qualche anno più tardi anche il progressive metal avrebbe affrontato direttamente il tema dell’11 settembre.
Nel 2005 i Dream Theater pubblicarono Sacrificed Sons, contenuta nell’album Octavarium.
È probabilmente una delle composizioni musicalmente più complesse dedicate agli attentati.
Il brano si apre evocando il caos delle notizie televisive di quelle ore e affronta temi molto più ampi: fanatismo religioso, violenza, fede e utilizzo della religione per giustificare l’odio.
A differenza di molte delle canzoni scritte immediatamente dopo gli attentati, Sacrificed Sons arriva alcuni anni più tardi e osserva l’evento con una prospettiva differente e più riflessiva.
Quando la musica diventa memoria
Le canzoni nate dopo l’11 settembre sono profondamente diverse tra loro perché diverse furono le reazioni delle persone davanti a ciò che era successo.
C’è chi reagì con il silenzio e la riflessione, chi cercò conforto nella fede, chi raccontò il coraggio delle vittime e dei soccorritori, chi parlò di unità e chi trasformò la paura in rabbia.
Ed è proprio questa varietà a rendere queste canzoni ancora oggi una testimonianza interessante di quel momento storico.
A distanza di 25 anni, ascoltare Where Were You, The Rising, Freedom, Let’s Roll, Undivided o Sacrificed Sons significa tornare, almeno per qualche minuto, alle emozioni di una giornata che ha segnato un’intera generazione.
La musica non può cambiare ciò che è accaduto.
Può però fare qualcosa che, con il passare degli anni, diventa sempre più importante: mantenere viva la memoria.